
(So British.......)
o anche:
Picccoli momenti di dolcezza..........
(di Giuseppe Gallo)
A volte la vita è talmente difficile che persino sedersi sembra impossibile!

15 dicembre 2005: con 365 giorni di ritardo.......
E questo è quello che vedo ora dal posto dove lavoro:( dovevo immaginarlo che non sarebbe stato un salto di qualità! E ancora peggiore è che quello che c'è dentro a quella finestra!

(par Sébastien Pignon)
Questa è la mia espressione più frequente negli ultimi tempi:(

(par Jerome Lagarrigue)
E così è come la vita mi guarda!
Finalmente scrivo anche io!
L’ULTIMO A SINISTRA
A Roma si ha l’impressione di passare buona parte della propria giornata ad attendere. L’autobus, al semaforo, in fila alla posta, davanti ad uno sportello della segreteria universitaria e infine lì. In biblioteca, attendo di poter avere la chiave di un armadietto. Ci infilo la borsa dopo aver preso le uniche tre cose che si possono portare dentro.
Con un foglio di carta, una penna e la tessera magnetica in mano mi dirigo velocemente a una delle entrate. Passo la tessera e sono dentro. Al banco del prestito prendo due moduli da compilare e cerco con lo sguardo il primo computer disponibile. Faccio la mia ricerca. Trascrivo i codici sui moduli e mi metto in fila davanti al bancone. Sono anni che frequento con una certa regolarità questo posto. Conosco gli orari e il regolamento, ma anche le consuetudini. Riconosco i visi di alcuni impiegati. Arriva il mio turno. Allungo i moduli a chi è dall’altra parte del bancone. Come sempre non mi guarda in faccia, né mi rivolge la parola. Prende in mano i fogli, gli dà uno sguardo, li scarabocchia e mi dà la ricevuta. Le mie richieste vengono accettate, anche se non ho la certezza che i libri arriveranno. Lo saprò tra un’ora e mezza. Ho già programmato come sfruttare il tempo. Prima di uscire per andare a raccogliere informazioni sul prossimo esame, passo in bagno. Oltre la porta colorata di viola si vedono tre lavandini in fila sul muro sinistro e altrettanti grandi specchi sul muro destro. Oltre i lavandini, un lungo corridoio con otto porte, quattro per lato. L’odore di disinfettante si mischia a quello dei materiali e a quello delle donne che sono passate negli ultimi minuti. È stato ristrutturato da qualche mese. Tranne un paio di serrature e un distributore di sapone, tutto è intatto. Non c’è nessuno. Entro nell’ultimo bagno a sinistra. Solo perché ho la convinzione che sia quello meno usato. Uscendo vedo una ragazza che è appena entrata. La incrocio nel corridoio. Io mi dirigo verso i lavandini e lei entra nel bagno da cui sono uscita. Quasi non ci faccio caso. Eppure. Perché non entrare in un altro bagno? Uno da cui non sia appena uscita una persona? Il pensiero di un attimo. Me ne dimentico appena esco dalla biblioteca.
Dopo un paio d’ore torno. Ho la testa piena di date d’appello e testi da cercare. Mi ritrovo senza accorgermene in fila per ritirare il libro chiesto in prestito. Mentre attendo, lo cerco con lo sguardo tra gli scaffali. C’è. Appena lo ho in mano, faccio per andarmene. Ma la rivedo. La ragazza del bagno. Viene verso di me. Non so perché non avessi notato prima la sua aria assente. Indossa un paio di jeans e una maglietta gialla. Scarpe sportive logore. Capelli scuri, corti, tenuti sciolti. Occhi scuri, che guardano tutto velocemente e non vedono nulla. Non ha nulla in mano. Strano. Ci incrociamo. Mi fermo. Mi giro per continuare ad osservarla per un altro istante. Entra di nuovo in bagno. La seguo. Quando entro, non la vedo. C’è una signora ai lavandini. Faccio finta di lavarmi le mani. Mi specchio. Vado fino alla fine del corridoio dove si aprono i bagni. Quando sono accanto all’ultimo a sinistra, sento dei rumori dietro la porta. Non i soliti fruscii di abiti o calpestii. Anche la provenienza è inusuale. Sembrano provenire dal muro. Mi allontano velocemente per paura che uscendo all’improvviso mi trovi lì davanti. Torno allo specchio. Lei esce dopo poco dal bagno da cui provenivano i rumori. Non si ferma ai lavandini. Prende subito la porta viola. Non resisto ed entro nel bagno. Neanche chiudo la porta. Mi guardo intorno. Non è stato usato di recente, perché l’acqua è pulita e non si sente ricaricare lo sciacquone. Guardo i muri e non vedo nulla di insolito. Ma che sto facendo? Esco imbarazzata.
Circa una settimana dopo, sono di nuovo a compilare uno dei moduli. Lo consegno. Stavolta ho da fare delle ricerche, quindi entro in una delle ampie sale di lettura. Mi siedo ad un computer libero. Appoggio le mie cose e inizio a digitare. Il server è lento. Come spesso a quest’ora. Distolgo lo sguardo e lo scorro sulle persone sedute ai tavoli riservati alla consultazione. Una ragazza col computer portatile. Un uomo di mezza età con almeno quattro voluminosi libri e lei. L’avevo dimenticata. Sta guardando il piccolo volume. Non dà l’impressione di leggerlo. È seduta in una posizione innaturale. Scomoda. Come se non volesse stare lì, e si stesse per alzare da un momento all’altro. Lo fa. La vedo uscire dalla sala. Riconosco quello sguardo. La seguo di nuovo. Mi fermo davanti agli specchi ed aspetto che esca. Mi passa accanto, ma non mi guarda. Come d’altra parte non ha mai fatto. Mi avvicino al bagno. Rimango sulla soglia. Il water, il pavimento, il cestino. Nulla di strano. Ci entro. Chiudo la porta e lo uso. Sto per uscire. Ma mi blocco. Dietro la porta, per terra, c’è della polvere di intonaco. Alzo lo sguardo. Una piastrella scheggiata. Non ha fughe. È solo appoggiata. La forzo. Viene subito via. Guardo dentro.



Dopo tanto lavoro....eccola! La mia PIZZA:)


CAMPIONI!!..........(di follia :))